La crisi di Giochi Preziosi va oltre i confini di una semplice vicenda aziendale, in quanto chiama in causa l’assetto del mercato e i suoi futuri equilibri. Sulla base delle comunicazioni sindacali, la situazione coinvolge oltre 300 lavoratrici e lavoratori, circa 30 punti vendita e la sede centrale; le sigle parlano inoltre di chiusure già avviate e di altre possibili nei prossimi mesi. A questo si è già aggiunta la chiusura dei negozi Hamleys in Italia, con lo stop agli store di Milano, Roma e Bergamo. Il punto, però, non è solo misurare l’ampiezza del ridimensionamento, ma capire che cosa accadrà dopo. Se una rete di questa portata si contrae, il rischio non riguarda soltanto i metri quadri persi o i posti di lavoro messi in discussione: riguarda il presidio fisico del giocattolo specializzato, soprattutto in aree ad alta densità commerciale dove l’assenza di un retailer strutturato finisce quasi sempre per tradursi in un vantaggio per l’online, specialmente nel Centro-Nord. Ma sarebbe un errore leggere la vicenda soltanto in chiave difensiva. La domanda che bisognerebbe porsi è: chi può occupare quello spazio? Difficile immaginare, almeno nel breve, l’arrivo di un grande gruppo internazionale disposto a investire con decisione nel retail specializzato italiano, che resta un mercato complesso e frammentato. Più plausibile, invece, l’emergere di un soggetto italiano nuovo, oppure la scelta di un produttore-distributore di salire un gradino nella filiera ed entrare nel retail, magari per step, partendo da poche piazze chiave, con format più leggeri e più esperienziali per il consumatore. Non sarebbe un salto nel buio. In un altro comparto, quello cinematografico, Notorious Pictures ha mostrato che un distributore può decidere di entrare nell’esercizio e costruire valore rilevando strutture in difficoltà, ripensandole con un concept centrato su comfort, design e servizi. Oggi il circuito Notorious Cinemas è tra i primi circuiti indipendenti italiani. Non è un parallelismo perfetto, ma il principio industriale resta valido. Servono capitali, certo. Servono competenze immobiliari, gestione e assortimento. Ma serve soprattutto la volontà di non lasciare scoperto un presidio che, una volta perso, sarebbe difficilissimo ricostruire. Perché ogni negozio che chiude non consegna solo fatturato all’ecommerce: indebolisce la visibilità fisica del prodotto, riduce l’effetto-vetrina per i brand e allontana il giocattolo da quel terreno decisivo che è l’esperienza d’acquisto.
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