Editoriale: Migliorare ciò che già c’è

Quante volte, parlando tra operatori del settore, ci ritroviamo a discutere delle abitudini degli italiani e del “nemico” invisibile del Toy, ovvero la molteplicità di offerte di intrattenimento alternative per bambini e per adulti? Si tende a dare per scontato che queste alternative siano non solo più “comode”, ma anche più attraenti di qualsiasi gioco. Eppure, nulla di più falso. Come diceva Henry Ford, “se avessi chiesto alla gente cosa voleva, mi avrebbe risposto cavalli più veloci”: spesso le persone non sanno cosa desiderano davvero, finché non viene mostrato loro qualcosa che le sorprende e coincide con il loro bisogno. Una recente indagine SWG per Acri racconta proprio questo paradosso: quasi la metà degli italiani (49%) si dichiara insoddisfatta della qualità del proprio tempo libero, percentuale che sale al 57% quando si parla di spazi e opportunità per i giovani. Nelle città di media dimensione, il dato arriva addirittura al 69%. Solo una minoranza si dice pienamente appagata; tra i giovani, appena uno su due trova davvero ciò che cerca. Cosa ci dicono, quindi, questi numeri? Che in presenza di una miriade di proposte digitali, le persone restano insoddisfatte. In un’epoca di iper-offerta, il tempo libero non basta mai e l’esperienza del gioco – quando ben proposta – ha ancora un ampio margine di crescita. Il mondo del gioco, insomma, non ha perso il suo fascino, ha solo bisogno di una spinta più capillare e profonda. Ma come attrarre nuovo pubblico? Come conquistare, e trattenere, le nuove generazioni? Forse la risposta non sta nelle “grandi rivoluzioni”, ma in un approccio più semplice: iniziare a migliorare ciò che già c’è. Prima di inventare nuove formule, occorre interrogarsi su cosa oggi funzioni davvero e cosa, invece, vada ripensato. Ad esempio, c’è ancora ampio margine di miglioramento nell’edutainment. Se la formazione culturale comincia tra i banchi (subito dopo la famiglia), allora è lì che bisogna investire. Portare il gioco nelle scuole, creare percorsi educativi e laboratori sin dalle elementari, dando vita a un’esperienza condivisa e formativa. Lato digital, diversi player faticano a mettere in campo una strategia social realmente moderna, continuativa, capace di generare engagement e viralità. Le collaborazioni tra brand e retailer risultano tuttora limitate e, troppo spesso, si avverte una carenza di creatività e di approcci innovativi che potrebbero rappresentare un vero salto di qualità sul piano della comunicazione. Parallelamente, emerge la necessità di un rinnovamento anche nella presentazione dei prodotti all’interno dei punti vendita. In molti casi, le vetrine appaiono eccessivamente affollate, dominate da giochi esposti in confezione chiusa e prive di una progettualità visiva in grado di attrarre e coinvolgere il passante. Un’esposizione più esperienziale, curata e narrativa potrebbe invece valorizzare maggiormente l’offerta e rafforzare il legame con il consumatore. Migliorare ciò che già non significa fare un passo indietro, è piuttosto la condizione necessaria per andare avanti davvero.

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