Abbiamo ribadito più volte su Toy Store come il settore abbia bisogno di un vero cambio di passo per alimentare e diffondere la cultura del gioco, perché il suo valore educativo rappresenta non solo un asset culturale ma anche economico. E se da un lato il retail è chiamato a farsi portavoce di questo valore verso il cliente finale, dall’altro è nelle scuole che tale cambiamento culturale deve trovare le sue radici. Solo così sarà possibile intercettare tutti i target di età, dai più piccoli ai più grandi, introducendo gradualmente bambini e ragazzi al mondo del gioco e mostrando loro come questa esperienza possa restare significativa lungo tutto l’arco della vita. Non un’attività da abbandonare una volta cresciuti, ma una risorsa che accompagna lo sviluppo di competenze, relazioni e creatività. Lo Speciale Scuola di questo numero lo dimostra con chiarezza: negli istituti che hanno aperto le porte al gioco, gli studenti sviluppano soft skills essenziali, come capacità di collaborazione, problem solving, pensiero critico, capacità di gestire emozioni e regole. Tuttavia, perché questo cambiamento culturale diventi reale, serve un investimento concreto sulla formazione degli insegnanti. Sono loro, più di chiunque altro, a poter integrare il gioco nel tessuto scolastico, creando ambienti inclusivi e collaborativi e mostrando agli studenti la bellezza di condividere esperienze stimolanti. Eppure, questo è ancora solo l’inizio. Perché il gioco diventi davvero parte della cultura educativa è necessario un riconoscimento istituzionale, come ricorda Cinzia Longo de La Lucerna nell’intervista di copertina: «Spero che presto il gioco venga f inalmente riconosciuto a livello istituzionale come strumento educativo, al pari dei libri o di altri materiali scolastici. È un tema che ci sta molto a cuore: da oltre due anni, ad esempio, aspettiamo che la promessa di estendere la Carta del Docente anche ai giochi diventi realtà, ma non è ancora accaduto». Da una parte, dunque, occorre rendere le scuole più ricettive ad attività formative che mettano il gioco al centro; dall’altra, Stato e istituzioni devono completare questo percorso di riconoscimento, sciogliendo i nodi burocratici e offrendo un quadro normativo chiaro. Solo così potremo compiere quel salto culturale che non riguarda solo la scuola, ma l’intera società.
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