Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione per circa 320 lavoratrici e lavoratori del Gruppo Giochi Preziosi. La decisione, annunciata il 26 giugno 2026, arriva dopo l’ultimo incontro con l’azienda e dopo l’aggiornamento del piano di riorganizzazione della rete retail, che coinvolge circa 30 punti vendita sul territorio nazionale, tra negozi già chiusi, in fase di chiusura o interessati da trattative per possibili cessioni.
La vertenza riguarda le sedi, le strutture centrali e i punti vendita riconducibili a diverse società del Gruppo, tra cui Giochi Preziosi S.p.A., Giochi Preziosi Italia, Giochi Preziosi Store, GPH S.r.l., Startrade S.r.l., Giocheria S.r.l. e Grandi Giochi S.r.l.. Secondo le organizzazioni sindacali, il quadro resta segnato da forti incertezze sulle prospettive occupazionali, sulle eventuali ricollocazioni e sugli strumenti di tutela previsti per accompagnare il percorso di riorganizzazione.
Giochi Preziosi, dopo lo stato di agitazione il nodo è il piano industriale
Al centro della mobilitazione c’è la richiesta di un confronto più trasparente sul futuro del Gruppo Giochi Preziosi. L’ultimo aggiornamento trasmesso dall’azienda confermerebbe infatti un cronoprogramma ancora in evoluzione, con rinvii di alcune chiusure, anticipazioni di altre e trattative aperte per possibili cessioni di rami d’azienda.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi un aggiornamento complessivo, formale e tempestivo, in grado di chiarire il perimetro reale della riorganizzazione e le ricadute sui lavoratori coinvolti.
«Una vertenza di questa portata non può essere gestita attraverso comunicazioni parziali, discontinue o differenziate a seconda dei territori. Le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a informazioni certe e a garanzie concrete. L’incertezza permanente non è un metodo di gestione della crisi: è un ulteriore fattore di precarizzazione delle persone coinvolte», dichiarano le associazioni sindacali coinvolte.
Il tema occupazionale si intreccia con quello delle prospettive industriali del Gruppo, anche alla luce delle informazioni emerse nelle ultime settimane su possibili accordi, interlocuzioni o operazioni con soggetti terzi. Per i sindacati, eventuali nuovi assetti dovranno tradursi in un piano industriale credibile e accompagnarsi a impegni verificabili sulla salvaguardia dell’occupazione.
Il prossimo passaggio al MIMIT è previsto il 9 luglio
Dopo la proclamazione dello stato di agitazione, l’attenzione si sposta ora sul prossimo incontro al MIMIT, previsto per il 9 luglio 2026. I sindacati chiedono che il tavolo prosegua su basi certe, aggiornate e verificabili, con un confronto di merito sul piano industriale, sul ruolo dei nuovi partner industriali e sulle prospettive occupazionali del Gruppo.
Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, il rafforzamento delle prospettive industriali non può procedere parallelamente alla progressiva dismissione della rete retail senza adeguate garanzie per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Le sigle chiedono quindi un cambio di passo nella gestione della vertenza e si riservano di mettere in campo ulteriori iniziative di mobilitazione per tutelare occupazione, reddito e continuità del lavoro.
Fonte: Fisascat Cisl,
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