Sicurezza dei giocattoli. L’Europa alza gli standard

La nuova normativa europea sulla sicurezza dei giocattoli segna una svolta per il settore: più controlli su materiali e produzione, l’introduzione del passaporto digitale e nuove responsabilità per i marketplace online. Un quadro che impone sfide importanti ma anche opportunità per un mercato toy più sicuro, trasparente e sostenibile. Ne abbiamo parlato con Dario Bianchi, Global Business Development Manager di Intertek

Intertek Italia S.p.A.

Sicurezza dei giocattoli. L’Europa alza gli standard

Ogni anno migliaia di incidenti domestici e scolastici che coinvolgono giocattoli sono collegati a prodotti non conformi: parti che si staccano facilmente, materiali tossici, rumori eccessivi o meccanismi poco resistenti. L’Unione Europea, che dispone di una delle legislazioni più severe al mondo, ha reso la protezione dei bambini una priorità, imponendo regole che riguardano sia i produttori europei sia quelli esteri. Le norme non si limitano a vietare sostanze chimiche pericolose, ma stabiliscono criteri di sicurezza meccanica, elettrica e acustica, oltre a requisiti di tracciabilità e informazione al consumatore. La sicurezza dei giocattoli è, insomma, una responsabilità collettiva: dalle istituzioni alle imprese, dalle autorità di controllo ai genitori. E tutto sta cambiando di nuovo.

LA NUOVA NORMATIVA UE

Una nuova normativa in materia di sicurezza dei giocattoli è stata approvata dall’Unione Europea. È una svolta significativa rispetto alla precedente Direttiva 2009/48/ CE, rimasta in vigore per oltre dieci anni. L’obiettivo dichiarato delle nuove regole è quello di offrire un livello di protezione più elevato ai bambini, rispondendo a un mercato profondamente cambiato, in cui la produzione si è globalizzata e la distribuzione avviene sempre più spesso attraverso canali digitali. A differenza del quadro precedente la nuova regolamentazione non si limita a fissare limiti e criteri generali, ma introduce strumenti concreti che mirano a rendere la sicurezza un elemento trasparente, verificabile e continuamente aggiornato. L’aspetto centrale su cui si sono concentrati i regolatori è il rafforzamento dei controlli sui materiali utilizzati nella fabbricazione dei giocattoli. Negli ultimi anni, diversi episodi hanno dimostrato come sostanze chimiche potenzialmente dannose potessero ancora essere presenti in prodotti destinati ai più piccoli, soprattutto nei casi di importazioni da Paesi extraeuropei. Per questo motivo i nuovi standard europei ora impongono limiti più stringenti e inseriscono restrizioni aggiuntive su alcune categorie di composti, tra cui plasticizzanti, metalli pesanti e sostanze allergeniche. Non si tratta soltanto di un irrigidimento delle regole, ma di un tentativo di prevenire in modo sistematico rischi che, seppur rari, possono avere conseguenze gravi.

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UN PASSAPORTO DIGITALE PER TUTTI I PRODOTTI

La novità maggiore, tuttavia, è rappresentata dall’introduzione del passaporto digitale del prodotto. Si tratta di un archivio elettronico, accessibile tramite un codice QR o un altro identificatore digitale apposto sul giocattolo o sul suo imballaggio, che contiene tutte le informazioni utili ai consumatori per valutarne la conformità. Attraverso il passaporto digitale un genitore potrà, per esempio, verificare da quale stabilimento provenga un determinato prodotto, quali materiali siano stati utilizzati, se il fabbricante abbia rispettato i requisiti ambientali e se siano state rilasciate certificazioni da parte di organismi indipendenti. Essendo digitale, inoltre, il passaporto può essere aggiornato. In caso di richiami per motivi di sicurezza l’informazione sarà immediatamente accessibile a chiunque possieda quel giocattolo, evitando il rischio che prodotti difettosi continuino a circolare per mancanza di comunicazione. L’impatto di questa innovazione sarà rilevante per tutti gli attori della filiera: i produttori dovranno dotarsi di sistemi digitali in grado di gestire e aggiornare in tempo reale una mole di dati che fino a pochi anni fa non veniva richiesta in modo così capillare; invece per le aziende di maggiori dimensioni, che dispongono già di strutture di compliance avanzate, ciò potrà tradursi in un’opportunità per rafforzare la propria immagine e differenziarsi rispetto a concorrenti meno attrezzati; per le piccole e medie imprese, infine, l’adeguamento potrà comportare investimenti significativi, ma la Commissione Europea ha previsto strumenti di accompagnamento per ridurre l’impatto delle nuove procedure.

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UNA STRATEGIA PIÙ AMPIA

Il passaporto digitale sarà anche un aiuto alle autorità di controllo. Oggi le verifiche doganali e i controlli sui giocattoli presenti sul mercato richiedono tempi lunghi e spesso si basano su documentazione cartacea fornita dai produttori o dagli importatori. Con l’introduzione del nuovo sistema, le autorità avranno accesso immediato a un database certificato e costantemente aggiornato, che consentirà di individuare con rapidità eventuali irregolarità. In questo modo, si riduce il margine per la circolazione di giocattoli contraffatti o prodotti secondo standard inferiori, a vantaggio non solo della sicurezza dei bambini, ma anche della leale concorrenza tra imprese. Bisogna immaginare che la nuova normativa assume un significato che va oltre la sola dimensione tecnica. Si colloca all’interno di una strategia europea più ampia che mira a coniugare sicurezza, sostenibilità e digitalizzazione. Il passaporto digitale, infatti, non è soltanto uno strumento di tracciabilità, ma rappresenta anche un tassello del percorso verso un’economia più trasparente e circolare, in cui i consumatori sono messi in condizione di compiere scelte informate e responsabili. Nel caso dei giocattoli significa che i genitori non dovranno affidarsi unicamente alla reputazione di un marchio o alla fiducia nel punto vendita, ma potranno accedere a dati verificabili e completi, riducendo le zone d’ombra che spesso accompagnano i prodotti di largo consumo.

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LE IMPLICAZIONI PER IL COMMERCIO ONLINE

La crescita del commercio elettronico ha cambiato radicalmente le dinamiche del settore dei giocattoli. I grandi store online consentono a venditori localizzati anche fuori dall’Unione Europea, di proporre i loro prodotti direttamente ai consumatori europei. Questa modalità ha favorito l’accessibilità e l’ampiezza dell’offerta, ma ha anche diffuso giocattoli che non rispettano gli standard di sicurezza previsti dalla normativa comunitaria. Le autorità europee hanno documentato numerosi casi di concorrenza sleale negli ultimi anni. La nuova normativa affronta direttamente questo problema estendendo le responsabilità alle piattaforme digitali che ospitano i venditori. Ciò significa che i grandi marketplace non potranno più limitarsi a mettere a disposizione uno spazio virtuale, ma dovranno verificare la conformità dei prodotti prima che vengano proposti al pubblico. Questo comporterà la necessità di introdurre procedure di verifica preventiva, basate sul controllo della documentazione tecnica e sull’esistenza del passaporto digitale del prodotto. In pratica, se un venditore extraeuropeo volesse immettere un giocattolo sul mercato comunitario, la piattaforma avrebbe il dovere di accertarsi che quel giocattolo disponga di un passaporto digitale completo e aggiornato. In assenza di tale garanzia, il prodotto non potrà essere commercializzato. L’impatto di questa disposizione dovrebbe essere duplice. Da un lato dovrebbe ridurre drasticamente il numero di giocattoli non conformi che raggiungono i consumatori europei, perché la mancanza di documentazione diventerà immediatamente visibile. Dall’altro dovrebbe anche aumentare i costi operativi per le piattaforme, che dovranno dotarsi di strutture interne capaci di gestire i controlli. Alcune grandi realtà del commercio elettronico hanno già iniziato a sperimentare sistemi di verifica automatizzata dei documenti di conformità, ma la nuova normativa richiederà standard comuni e procedure trasparenti, per evitare disparità tra un operatore e l’altro.

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I NUOVI STANDARD TECNICI

Accanto alle regole per il commercio online, il legislatore europeo ha poi introdotto anche una serie di standard tecnici aggiornati che incidono su diversi aspetti della produzione. Le norme chimiche, ad esempio, sono state rafforzate per ridurre l’esposizione dei bambini a sostanze nocive. La normativa introduce restrizioni più severe per la formaldeide, presente in alcuni materiali tessili e adesivi, e per i metalli pesanti come piombo, cadmio e mercurio, che possono trovarsi in vernici o pigmenti coloranti. Sul piano fisico e meccanico, le regole diventano più precise in relazione alle parti di piccole dimensioni. I giocattoli destinati a bambini sotto i tre anni non potranno contenere componenti che possano staccarsi facilmente, come bottoni o elementi incollati, per prevenire il rischio di ingestione o soffocamento. Allo stesso modo, vengono introdotte misure più rigorose per giocattoli che contengono corde, fili o lacci, al fine di evitare rischi di strangolamento. Anche la resistenza strutturale è oggetto di attenzione: i giocattoli dovranno dimostrare di poter sopportare pressioni, urti o sollecitazioni compatibili con l’uso da parte di un bambino senza rompersi in parti pericolose. Un capitolo a parte è riservato al rumore. Negli ultimi anni, l’aumento dei giocattoli elettronici ha portato a un’esposizione sempre più frequente dei bambini a suoni intensi e ripetitivi. La normativa europea aggiorna le soglie massime consentite, stabilendo limiti più restrittivi che tengono conto della maggiore vulnerabilità dell’udito infantile. Questo significa, ad esempio, che pistole giocattolo a molla o strumenti musicali elettronici non potranno superare determinate intensità sonore, riducendo il rischio di danni permanenti. Infine, il nuovo quadro normativo integra in modo più organico le considerazioni ambientali. I produttori dovranno indicare nel passaporto digitale non soltanto la composizione chimica dei materiali, ma anche le modalità consigliate di smaltimento, in modo da agevolare il riciclo. L’intento è duplice: tutelare la salute dei bambini e, al tempo stesso, promuovere un modello di consumo più sostenibile.

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COLLABORARE CON I PRODUTTORI EXTRA-EUROPEI

La sicurezza dei giocattoli è un tema che, per sua natura, non può essere affrontato esclusivamente a livello nazionale o europeo. I giocattoli sono prodotti globali, spesso progettati in un Paese, fabbricati in un altro e distribuiti in decine di mercati differenti. Per questo motivo, la nuova normativa europea non nasce in isolamento, ma è il risultato di una collaborazione che ha coinvolto istituzioni comunitarie, autorità nazionali di vigilanza, organismi internazionali di normazione e associazioni di categoria. Un ruolo centrale è stato svolto dalla Commissione Europea, che ha promosso il dialogo con gli Stati membri e coordinato il lavoro tecnico finalizzato a definire gli standard comuni. Fondamentale è stata anche la partecipazione degli organismi di standardizzazione, come il CEN (Comitato Europeo di Normazione) e l’ISO (Organizzazione Internazionale per la Normazione), che hanno contribuito a tradurre in parametri tecnici concreti i principi di sicurezza stabiliti dal legislatore. Senza l’attività di questi enti, le disposizioni legislative resterebbero astratte e difficilmente applicabili, mentre l’armonizzazione delle norme tecniche permette di avere test e certificazioni uniformi, validi in tutta l’Unione Europea e riconosciuti anche a livello internazionale. E non meno rilevante è stato il contributo delle associazioni di settore, come Toy Industries of Europe (TIE), che rappresentano i produttori e hanno partecipato al processo consultivo. Gran parte dei giocattoli venduti in Europa proviene da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina, il principale polo produttivo mondiale, e senza un dialogo con le autorità e le associazioni industriali di questi Paesi, il rischio è che la normativa europea si traduca in una barriera difficile da superare, con conseguenti tensioni commerciali. Per questo motivo, Bruxelles ha avviato tavoli tecnici con partner extra-UE, con l’obiettivo di favorire l’allineamento degli standard e ridurre i margini di discrepanza. Ma al di là degli aspetti tecnici e commerciali, c’è anche un principio di carattere sociale: la sicurezza dei giocattoli è un diritto fondamentale dei bambini e una responsabilità collettiva che coinvolge produttori, distributori, autorità e famiglie. I giocattoli non sono beni di consumo come gli altri, ma strumenti di crescita, apprendimento e socializzazione. Una carenza di sicurezza non rappresenta soltanto un rischio materiale, ma può minare la fiducia dei genitori verso il mercato e compromettere la libertà dei bambini di giocare in modo seerno. Per rafforzare questa consapevolezza, sono previste diverse iniziative di sensibilizzazione rivolte ai consumatori. Le autorità nazionali e la Commissione Europea intendono intensificare le campagne informative, utilizzando canali tradizionali e digitali, per spiegare ai genitori come leggere correttamente le etichette, come utilizzare il passaporto digitale e come segnalare eventuali prodotti sospetti. La nuova normativa europea rappresenta quindi un passo avanti non solo dal punto di vista regolamentare, ma anche nella costruzione di una rete internazionale di collaborazione e di una maggiore consapevolezza sociale.

IL PARERE DELL’ESPERTO

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Abbiamo parlato della nuova normativa sulla sicurezza dei giocattoli con DARIO BIANCHI, Global Business Development Manager per i toys presso Intertek Italia, azienda che fornisce servizi di Total Quality Assurance, ovvero test, ispezioni e certificazioni per la conformità dei prodotti e la sostenibilità delle aziende.

Dal tuo punto di vista c’era bisogno di una nuova legge per la sicurezza dei giocattoli?
«Si, l’hanno resa necessaria materiali innovativi, forme nuove, sostanze sempre più particolari, giocattoli elettrici e connessi. L’evoluzione dei canali di vendita richiedono regole aggiornate. Del resto, la nuova normativa europea interviene proprio per colmare questi gap. Il nuovo regolamento ha raggiunto un accordo politico e attende ora l’approvazione  nale da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, prima di entrare uf cialmente in vigore».

Per le aziende sarà complicato adeguarsi?
«Ogni normativa prevede un periodo di transizione e in questo caso si parla di circa 54 mesi, che è un tempo adeguato. Le aziende sono già consapevoli delle sfide e non vengono lasciate sole: associazioni e laboratori come il nostro fanno un lavoro importante e costante di informazione, formazione e supporto tecnico».

Che cosa rende un giocattolo sicuro oggi, rispetto al passato?
«Il concetto di sicurezza si è allargato: non riguarda solo l’integrità fisica del bambino, ma anche la sua salute e i suoi dati personali. Ci sono come sempre gli aspetti fisici o meccanici ma anche una forte attenzione all’uso di sostanze chimiche, ai giocattoli multifunzione che possono riguardare e fare riferimento ad altre normative – come quelli che includono alimenti o cosmetici – e persino alla tutela della privacy, nel caso dei giochi connessi».

Le aziende protestano quando segnalate difetti?
«Il rapporto è sempre costruttivo e formativo. Un rapporto di prova non positivo non è una “bocciatura”, ma un’occasione per capire cosa non funziona e come migliorare il prodotto. Le aziende sanno che l’obiettivo comune è arrivare ad un giocattolo sicuro: il test diventa quindi un passaggio di crescita e non una penalizzazione».

Nei vostri test stressate i giocattoli più di quanto farebbe un bambino?
«In alcuni casi sì, su richiesta delle aziende, che vogliono valutare la resistenza estrema di un prodotto. Ma in generale seguiamo parametri precisi fissati dagli standard: l’idea è simulare in modo realistico le condizioni d’uso, senza però trascurare possibili comportamenti imprevisti da parte dei bambini».

I giocattoli che vi arrivano sono già sicuri?
«In linea di massima sì, ma i test servono proprio per mettere a punto gli ultimi dettagli e a eliminare le criticità residue. È raro imbattersi in problemi gravi, ma proprio per evitarli le aziende si affidano ai laboratori. Il nostro ruolo è quello di partner: aiutiamo le aziende a portare sul mercato un prodotto conforme e sicuro per i bambini».

Intertek come si tiene aggiornata?
«Da un lato osserviamo costantemente come i bambini interagiscono con i giocattoli, perché questo ci dà informazioni preziose sui rischi reali. Dall’altro lavoriamo sul fronte normativo: partecipiamo ai comitati tecnici, ai gruppi di lavoro e abbiamo team interni dedicati in diversi Paesi, interconnessi tra di loro, che analizzano i nuovi scenari. Così riusciamo a unire la prospettiva pratica del gioco quotidiano con quella regolatoria, anticipando i bisogni del mercato».

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