Dalla progettazione di hardware dedicati ai bambini alla ricerca pedagogica nello sviluppo dei prodotti, fino alle nuove prospettive dell’AI. Maurizio Pardi, Country Manager Italia di VTech, racconta come sta evolvendo il giocattolo educativo tecnologico e quale ruolo può avere nel riportare i bambini verso un’esperienza di gioco attiva, sicura e coerente con le diverse fasi della crescita.
Uno degli ultimi prodotti di punta di VTech è stato LeapMOVE. Siete soddisfatti dei risultati raggiunti? E quali sviluppi immaginate per questa linea?
Siamo molto soddisfatti. Abbiamo introdotto un prodotto tecnologico progettato pensando ai bambini, con l’obiettivo di favorire l’apprendimento ma soprattutto il movimento. Vogliamo evitare che, in particolare con i giochi elettronici, i bambini diventino semplici spettatori o trascorrano troppo tempo immobili davanti a uno schermo. È uno dei principali rischi legati alla tecnologia e vogliamo superarlo con un approccio più attivo e coinvolgente. Per quanto riguarda il futuro, abbiamo già delineato un percorso di sviluppo per i prossimi anni. Già quest’anno lanceremo la versione Plus, che includerà anche un gioco esclusivo pensato per permettere a due bambini di sfidarsi contemporaneamente. Abbiamo poi diverse innovazioni in programma, sia hardware che software. Questo è un prodotto con un’evoluzione pluriennale e un grande potenziale ancora da esprimere.

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In un contesto in cui la tecnologia è sempre più presente nella vita dei bambini, come progettate giochi tech davvero adeguati alla loro età, capacità e tempi di apprendimento?
È fondamentale evitare di limitarsi a utilizzare hardware già esistenti sviluppando soltanto applicazioni. Questo approccio rischia di allontanare il bambino da una fase cruciale: lo sviluppo del gioco. Noi progettiamo sia l’hardware che il software, creando esperienze che non emulano gli smartphone ma ripropongono, in un contesto tecnologico avanzato, la struttura e la dinamica del gioco tradizionale. Il nostro obiettivo è integrare l’innovazione senza snaturare il valore del gioco attivo, creativo e fisico.
Una parte dei genitori guarda ancora con cautela ai giochi tecnologici per l’infanzia. Come lavorate per superare queste resistenze e su quali aspetti concentrate la vostra comunicazione?
Per il target 0-36 mesi è fondamentale preservare le caratteristiche tipiche del gioco della prima infanzia, compresi gli aspetti imitativi, integrandoli con elementi tecnologici che rendano l’esperienza più realistica e coinvolgente. Se, ad esempio, un trenino cavalcabile riproduce i veri suoni di un treno o risponde con una voce naturale quando il bambino preme un tasto, il gioco diventa da subito più immersivo. La tecnologia non sostituisce il gioco tradizionale, ma lo arricchisce. La nostra comunicazione riflette questo approccio: il nostro leitmotiv è “È più di un giocattolo. È VTech”, una frase che sintetizza la volontà di superare i confini del giocattolo tradizionale offrendo un’esperienza educativa e innovativa.
Come valutate oggi l’approccio del retail al giocattolo educativo tecnologico? Registrate una crescente attenzione verso questa categoria o ritenete che ci sia ancora un lavoro culturale e commerciale da fare?
La categoria Youth Electronics, che abbiamo di fatto introdotto con il nostro ingresso nel mercato, aveva un’incidenza inferiore di oltre la metà rispetto agli altri Paesi europei. L’assenza di un’offerta adeguata per qualità e ampiezza di gamma non ha permesso di sviluppare una vera categoria. Anche il retail ha spesso gestito questi prodotti come articoli “stand alone”, senza riconoscere un’opportunità strategica per riportare i bambini verso il giocattolo attraverso proposte tecnologiche pensate per loro. È chiaro, però, che l’offerta deve essere all’altezza. I bambini di oggi confrontano naturalmente il giocattolo elettronico con smartphone, tablet e assistenti vocali utilizzati dai genitori. Non è possibile ingannarli con falsi schermi touch o con prodotti troppo basilari. La tecnologia, quando progettata appositamente per il target, permette invece di sviluppare contenuti adatti a loro e di offrire un’esperienza educativa e coinvolgente. È qui che risiede il valore della categoria: creare dispositivi pensati per i bambini, non semplici imitazioni del mondo adulto.

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In che modo supportate il retail nella comprensione del valore distintivo dei vostri prodotti e nell’impostazione di un approccio capace di massimizzarne le vendite?
Produciamo un’ampia quantità di contenuti video per illustrare in modo semplice le funzioni dei nostri prodotti. La componente tecnologica porta gli acquirenti a cercare molte più informazioni rispetto ai giocattoli tradizionali. A questi materiali si affianca tutta la comunicazione per il punto vendita, che deve essere chiara ed esplicativa. Per il LeapMove, ad esempio, abbiamo realizzato un video da applicare direttamente sullo scaffale, programmato per attivarsi automaticamente al passaggio delle persone. In pochi secondi sintetizza le caratteristiche principali del prodotto, aiutando il consumatore a comprenderne il valore. Per favorirne la diffusione abbiamo progettato questo dispositivo con un’autonomia di circa tre mesi, eliminando la necessità di collegarlo alla corrente elettrica e riducendo le difficoltà logistiche delle installazioni alimentate.
Uno dei punti di forza di VTech è l’integrazione tra hardware, software e contenuti educativi. Che cosa significa, in concreto, avere il controllo di un ecosistema così completo?
Essere un’azienda nata nell’elettronica – VTech è infatti l’acronimo di Video Technology – ci permette di creare un giocattolo completo fin dalla sua concezione, e non semplicemente di aggiungere componenti elettronici a un prodotto tradizionale. La nostra padronanza della tecnologia e l’accesso a soluzioni hardware e software proprietarie ci consentono di sviluppare giochi avanzati pensati per i bambini: strumenti che integrano innovazione, apprendimento e interattività in modo coerente con la loro crescita.

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Quanto conta oggi la ricerca pedagogica nello sviluppo dei nuovi prodotti e come si traduce operativamente nel vostro processo di ideazione e progettazione?
La ricerca rappresenta un elemento fondamentale per la nostra azienda ed è in continua evoluzione. I bambini di oggi, anche già a cinque anni, non sono paragonabili a quelli di dieci anni fa: le stimolazioni provenienti dal mondo esterno cambiano rapidamente e influenzano il loro modo di giocare. Questo scenario ci impone di esplorare costantemente nuovi linguaggi di gioco. Investiamo molto nei test con il nostro target di riferimento, indispensabili per comprendere i bisogni reali dei bambini, anticipare i cambiamenti e progettare prodotti rilevanti per la loro crescita.
Quanto è complesso trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dell’esperienza dei più piccoli, in termini di sicurezza, semplicità d’uso e controllo parentale?
È probabilmente l’elemento più distintivo della nostra azienda. La tecnologia fa parte del nostro DNA: non è qualcosa che acquistiamo esternamente per applicarla al giocattolo, ma un patrimonio interno che guida ogni fase del processo creativo. Questa competenza ci permette di modulare il fascino della tecnologia con la qualità dei contenuti, garantendo una piena comprensione del prodotto anche da parte dei genitori. Il punto di partenza resta sempre la sicurezza dei contenuti. Ogni funzione tecnologica deve essere protetta, controllabile dai genitori e adeguata all’età del bambino. Allo stesso tempo deve essere semplice da usare: il bambino non deve imparare a gestire un dispositivo, ma giocare in modo naturale.

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Il vostro catalogo accompagna i bambini in diverse fasi della crescita. In che modo VTech costruisce un percorso di sviluppo delle competenze lungo queste tappe?
Il nostro catalogo copre tutte le tappe di crescita del bambino, con una forte attenzione all’aspetto educativo. Questo approccio nasce dall’osservazione del loro sviluppo e dalla volontà di accompagnarli in ogni fase con strumenti adeguati. Inoltre, VTech sviluppa prodotti specificamente in lingua italiana. I contenuti non sono semplici traduzioni, ma sono progettati per rispettare i tempi naturali dell’apprendimento, costruendo un percorso formativo equilibrato e progressivo. L’AI sta entrando progressivamente anche nel mondo del gioco e dell’educazione.
Come valutate il suo potenziale all’interno dei giocattoli per bambini?
ome azienda protagonista nel mondo dell’elettronica, l’integrazione dell’intelligenza artificiale è un tema che stiamo valutando da tempo, mantenendo sempre come priorità la sicurezza dei contenuti destinati ai bambini. Ad oggi non abbiamo ancora individuato il giusto equilibrio tra utilizzo dell’AI e tutela dei minori, senza imporre ai clienti abbonamenti onerosi o sistemi complessi di gestione. La nostra priorità resta garantire un’esperienza sicura e accessibile. Studiamo con attenzione le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale, ma sempre con una prospettiva educativa: non introdurre funzioni per seguire una moda, ma valutare ciò che può davvero favorire la crescita del bambino.

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Guardando al futuro, quali saranno secondo voi le direttrici più interessanti nello sviluppo dei giocattoli educativi tecnologici?
Dobbiamo evitare ogni commistione con hardware esistente come tablet e smartphone. Pur rappresentando una scorciatoia per sviluppare app o software, questi dispositivi allontanano i bambini dal giocattolo e anticipano l’uso di strumenti non adatti alla loro età. Il rischio è duplice: accelerare la fuga dal gioco tradizionale e creare un passaggio diretto verso forme di intrattenimento tipiche dell’adolescenza. La creazione di hardware progettati appositamente per i bambini permette invece di mantenerli focalizzati su attività pensate per la loro fascia d’età, garantendo un ambiente sicuro e calibrato sulle loro capacità. Il nostro obiettivo è chiaro: usare la tecnologia per avvicinare i bambini al gioco, non per trasformarla in un ponte verso contenuti inadatti.
In caso di citazione si prega di citare e linkare toystore.biz

Maurizio Pardi, Country Manager di VTech Italia ©VTech




